Funeraria Roma Capitale ricorda il giornalista e scrittore Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari è morto a Roma il 14 luglio. Il giornalista e scrittore, fondatore de L’Espresso e la Repubblica, aveva 98 anni.
Scompare uno dei giornalisti più influenti in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi.
Eugenio Scalfari ha attraversato la storia del nostro Paese. Da giovanissimo fu un sostenitore del Fascismo. Iniziò a scrivere su Roma Fascista, organo ufficiale dei GUF (Gruppi Universitari Fascisti), divenendone caporedattore nel 1942 e su altre riviste legate al regime mussoliniano. Per alcuni articoli da lui scritti contro gerarchi del partito, accusati di speculazioni riguardo la costruzione del quartiere romano dell’EUR, fu espulso dai GUF.
Nel dopoguerra entrò in contatto con il neonato Partito Liberale Italiano ed iniziò a collaborare prima con Il Mondo di Mario Pannunzio e poi con L’Europeo di Arrigo Benedetti dove cominciò ad occuparsi di economia con una prosa fruibile a tutti, raccontando “le sue regole ed i suoi personaggi, le forze che muovevano il mercato e gli interessi, senza tecnicismi e ragionamenti oscuri.” https://www.repubblica.it/dossier/cultura/eugenio-scalfari/2022/07/14/news/eugenio_scalfari_simonetta_fiori-248070387/
Eugenio Scalfari aveva nella borghesia liberale e riformista i suoi lettori di riferimento. Per rivolgersi a loro nel migliore dei modi, decise di fondare (nel 1955) con Arrigo Benedetti L’Espresso, settimanale che in cinque anni arrivò a superare il milione di copie vendute. Inizialmente ebbe l’incarico di direttore amministrativo a cui si sommò, dal 1963, quello di direttore responsabile.
Il desiderio di fondare anche un “suo” quotidiano si realizzò poco più di venti anni dopo con l’uscita, il 14 gennaio 1976, del primo numero de la Repubblica. Il successo fu immediato ed il quotidiano di Eugenio Scalfari divenne il punto di riferimento di quella borghesia progressista che guardava al Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer con fiducia. Aprire il governo ai comunisti italiani, che in quegli anni stavano cercando faticosamente di affrancarsi dall’Unione Sovietica, instaurare al centro del dibattito politico la questione morale, l’esigenza di modernizzare il Paese furono alcune delle battaglie de la Repubblica. La critica nei confronti di Bettino Craxi, accusato di aver sdoganato una classe dirigente socialista più attenta alla gestione del potere che al bene del Paese, fu negli anni ottanta ed inizio novanta uno dei temi fondamentali portati avanti dal quotidiano di Eugenio Scalfari. E poi come non ricordare le critiche al presidente “picconatore” Francesco Cossiga e l’appoggio incondizionato a Mani Pulite.
Nella Seconda Repubblica fu asprissima la polemica di Eugenio Scalfari, che nel 1996 abbandonò la direzione di La Repubblica dopo aver già venduto la proprietà a Carlo De Benedetti, nei confronti di Silvio Berlusconi.
La camera ardente per Eugenio Scalfari sarà aperta oggi in Campidoglio dalle ore 16 alle 19. 

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